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Scegliere tra una falsa democrazia ed una consapevole dittatura tecnica.

Archiviato in: Imprenditoria - Pubblicato il 12 dicembre 2011
Scegliere tra una falsa democrazia ed una consapevole dittatura tecnica
di Oriano Lanfranconi

In questi ultimi giorni molto è stato detto e scritto sui contenuti e sulle reazioni a questa prima manovra correttiva del governo Monti, un governo a cui pressochè unanimemente le forze politiche hanno  deciso di affidare il timone, la guida dell’Italia con la benedizione della più alta carica del nostro Paese.

Tutti sono quindi consapevoli che, anche su indicazione della Comunità Europea, ci siamo autocommissariati, ma dietro le quinte di questa quotidianità si cela però una grande incongruenza.

E’ quantomeno singolare che le forze politiche che si sono dichiarate incapaci di portare a termine le necessarie riforme, che hanno rimesso nelle mani di altri l’onere di scelte dure ma necessarie, possano ora arrogarsi la facoltà, il diritto di rivedere nei dettagli quanto proposto.

Certamente lo stesso governo Monti ritiene che la linea d’azione del governo e delle future manovre siano perfettibili, che si possa essere maggiormente incisivi laddove serve, ma andava dato un messaggio forte in tempi brevissimi di un paio di settimane.

Mi sembra quantomeno kafkiano che si invochi la concertazione delle scelte con le forze politiche in nome del sacro ed inviolabile rispetto della democrazia, elemento fondante ed imprescindibile di una nazione moderna e civile, con la certezza però di andare a riscoprire nuovamente quelle differenze ideologiche che hanno ingessato la politica del fare negli ultimi decenni.

Una democrazia il cui spirito è d’altro canto deficitario proprio in quel sistema elettorale che con infinita cura ha portato negli anni ad una “democrazia fittizia” mirante alla semplice ratifica delle scelte fatte dalle segreterie politiche dei partiti.

Ci resta, forse, l’illusione di poter scegliere la colazione vincente ma non certo le persone che ci guideranno e decideranno per noi la “polis per la polis”.

Dopo anni in cui si accusava il Parlamento di immobilismo e di scelte ”ad personam”, ci troviamo ora traumaticamente davanti a riforme strutturali che incideranno sulla nostra quotidianità.

Per anni a gran voce chiedevamo riforme vere e ora ne siamo spaventati, terrorizzati, indirizzandoci verso la scelta difensiva più ovvia: quella di perseguire la più ampia concertazione con tutte le forze sociali.
Ed anche su questo Monti ha preso una decisione inusuale ed assolutamente coerente con la formazione tecnica che gli appartiene: concertazione sì, ma solo su tematiche di competenza, non tout court.
Nei prossimi giorni ci troveremo dinanzi ad una nuova realtà: quella di dover trattare una riforma del lavoro con un sindacato che rappresenta solo una parte dei lavoratori dipendenti impiegati nelle aziende.
Questo perchè nel tempo una grande parte dei lavoratori regolari non ha più una rappresentanza sindacale a causa della stessa precarietà del lavoro. Il tutto senza considerare il sommerso che in vaste aree del paese è ancora tristemente e radicalmente presente. Il sindacato sarà perciò chiamato ad una grande rivoluzione nella propria linea d’azione: quella di difendere gli interessi di tutta la società del lavoro e non solo quella dei propri tesserati. Si chiederà un vero e proprio risorgimento nell’interpretazione moderna del pensiero socialista e di una lotta di classe che non potrà più essere radicata solamente sulla ricerca dell’uguaglianza sociale, ma anche su merito e capacità. La stessa chiarezza ed onestà intellettuale, deve essere utilizzata anche sul fronte previdenziale perchè nessuno mette in discussione che le pensioni sotto i 1000-1200€ siano assolutamente incompatibili con una vita dignitosa in un Paese dai costi elevati come il nostro.
Così come lo sono stipendi analoghi, soprattutto se alle aziende costano il doppio, il triplo di quella cifra; tutto per avere dei servizi inadeguati o precari, persino dal futuro incerto come le stesse pensioni.
Dobbiamo però chiarire quando si difendono anche delle posizioni privilegiate come quelle del settore pubblico della riforma Andreotti-Malagodi che ha permesso di andare in pensione ad un’intera generazione di quarantenni. Lo stesso scempio è stato fatto nel settore privato con gli scivoli, scivoletti e
finestre varie che sindacato, politica ed associazioni datoriali hanno  concordato per guadagnare consenso o per risolvere situazioni contingenti specie di grosse aziende o macro aree.

Si poteva fare meglio. Si doveva fare meglio.

Dobbiamo essere molto chiari: la precedente generazione ha abusato in molti casi di un sistema che glielo permetteva andando a fare cassa nelle tasche dei propri figli e dei propri nipoti, nelle nostre tasche.

Si ammettano gli errori e non si confonda il pensionato sessantenne che dopo quarant’anni di fabbrica percepisce 1000€ con chi, ugualmente sessantenne, percepisce la stessa cifra da vent’anni dopo averne
lavorati meno di 15. Non è la stessa cosa. Le stesse associazioni datoriali non sono immuni da responsabilità, e non siano fin troppo tranquille e compiaciute della linea adottata dal governo.
Certo ogni tecnico ed economista ben conosce l’importanza dell’equilibrio tra deficit-debito e PIL; ben consoce chi produce PIL e chi produce debito. Quindi certamente non ci aspettavamo niente di meno sul fronte “impresa” perchè è qui, solo qui, che si fa affidamento per un rilancio dell’economia reale.
Non dobbiamo prò continuare a difendere i singoli interessi e la specificità di ognuno. Dobbiamo rappresentare efficacemente ogni azienda del paese, soprattutto la PMI, per anni cronicamente deficitaria di una adeguata considerazione, e rinnovare il nostro modo di fare lobby, concertando trasversalmente le linee di intervento. Il mondo è cambiato, le aziende sono cambiate, il governo è cambiato ma il mondo delle relazioni industriali è rimasto nella forma e nei contenuti fermo agli anni ‘80.

Nel futuro dei rapporti tra politica, associazioni datoriali e sindacali ci dovrà essere molta coerenza ed onestà intellettuale perchè nell’Italia di domani  serve anche questo; perchè non si può perseguire l’equità senza prima ammettere e rimediare agli errori del passato, non si può perseguire la crescita senza eliminare i vincoli che sinora l’hanno impedita, non possiamo essere rigorosi se non lo siamo nell’analisi della nostra storia e della nostra tradizione.

ESSERE INNOVATIVI E’ LA NOSTRA TRADIZIONE

Archiviato in: Imprenditoria - Pubblicato il 10 novembre 2011

“Essere innovativi è la nostra tradizione”: questo il titolo del Congresso nazionale dei Giovani Imprenditori della Confapi in programma per venerdì 11 novembre, alle 9.30, presso la Residenza di Ripetta a Roma. Ad aprire il convegno con un intervento su “Le determinazioni dei giovani imprenditori” il neopresidente Oriano Lanfranconi.

“In questo momento di particolare difficoltà di mercato e di credibilità del sistema paese, le Associazioni datoriali dovrebbero prefiggersi l’obiettivo di uscire da quegli schemi di rigidità che hanno caratterizzato le relazioni industriali degli ultimi decenni – ha dichiarato Lanfranconi – Così come nelle aziende gli imprenditori hanno sempre innovato e cercato di raggiungere con le proprie capacità un’eccellenza per poter essere competitivi sui mercati, così le Associazioni di categoria dovrebbero essere protagoniste nel panorama politico-economico del paese. Questo può essere perseguito soltanto con una assoluta coerenza di pensiero e d’azione, che vada oltre l’interesse immediato” ha concluso.

“Per ritrovare e ridipingere una politica industriale di rilancio, sono quindi necessarie una progettualità ed una vision di ampio respiro, tipica della tradizione del mondo imprenditoriale – ha continuato il Presidente Lanfranconi – Nel nostro congresso abbiamo pertanto deciso di approfondire i temi della semplificazione del diritto del lavoro, dello statuto delle imprese, del  rilancio dei valori di integrità e solidarietà nella politica e nella società di oggi”.

Nella prima parte dell’evento, oltre ai saluti istituzionali da parte di Vincenzo Elifani della Giunta di Presidenza Confapi, interverrà Aldo Bonomi, Direttore dell’Istituto di ricerca Aaster e a seguire alle ore 12 interverranno Raffaello Vignali, Vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati e Mario Baldassarri, Presidente della Commissione Finanze e Tesoro al Senato della Repubblica, che parleranno di “cosa è stato fatto e cosa serve ancora alle Pmi”.

Il congresso riprenderà nel pomeriggio, alle 14.30, con un intervento del Direttore Generale del Fondo FAPI Giorgio Tamaro; alle ore 15 ci sarà l’intervento del Direttore emerito della rivista “Aggiornamenti Sociali”, Padre Bartolomeo Sorge. Alle 16.00 seguirà l’ “inchiesta sul lavoro” con il Senatore Pietro Ichino, il Vicepresidente della Commissione del lavoro della Camera dei Deputati Giuliano Cazzola e Leonello Tronti del Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A fare da moderatore sarà il Direttore de “Il Mondo”, Enrico Romagna-Manoja.

Per motivi organizzativi, si prega di confermare la propria presenza inviando un’ email all’indirizzo giovani@confapi.it

Giovani Imprenditori Confapi: Oriano Lanfranconi nominato Presidente

Archiviato in: Imprenditoria - Pubblicato il 26 settembre 2011

Oriano Lanfranconi è stato eletto per acclamazione Presidente dei Giovani imprenditori della Confapi. 39 anni, sposato con due figli, Lanfranconi è stato Presidente dei giovani imprenditori di Api di Lecco e Presidente dei Giovani Imprenditori Confapindustria Lombardia. Dopo una laurea in ingegneria meccanica conseguita al  Politecnico di Milano, è  diventato socio e membro del CdA dell’azienda di famiglia, la Metallurgica Invernizzi e Mutazzi spa.

“In Italia – dichiara il nuovo presiedente Lanfranconi – l’interesse sul tema dell’imprenditoria giovanile deve restare elevato. E’ necessario perciò individuare percorsi innovativi per favorire la nascita di nuove imprese. Per questo abbiamo in mente di costituire un tavolo permanente per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile, con particolare riferimento ai temi: economia e finanza, lavoro e welfare, sicurezza, semplificazione e sviluppo economico”.

“Inoltre – prosegue Lanfranconi – promuoveremo momenti formativi di altissimo profilo per preparare al meglio alle sfide del futuro i giovani imprenditori e i funzionari delle associazioni territoriali aderenti a Confapi. Attiveremo una vera e propria scuola di politica associativa, con un moderno centro studi, operante nei settori della regolamentazione del lavoro e welfare, sviluppo economico e lobbystico, sociale e politico, management.

“Il nostro prossimo impegno – conclude Lanfranconi – sarà l’appuntamento annuale del Congresso Nazionale GIC a novembre, da sempre la nostra vetrina mediatica più significativa, dove discuteremo con i più importanti esponenti del mondo economico, politico, sindacale e associativo.”

I componenti della nuova squadra di Presidenza GIC sono: Elisa Beniero (Vicenza) in qualità di Vice Presidente, Francesco Alberti (Calabria) Edoardo Corna (Sardegna) Emanuele Muratori (Marche) Cristiano Orlandi (Perugia) e Sonia Piumatti (Cuneo).

IL GRUPPO GIOVANI IMPRENDITORI CONFAPI PRESENTA IL PROTOCOLLO D’INTESA CON IL TRIBUNALE DI NAPOLI

Archiviato in: Imprenditoria - Pubblicato il 11 luglio 2011

Si terrà il giorno 14 luglio alle ore 12.30 presso il Nuovo Palazzo di giustizia al Centro Direzionale, Torre A 23° piano, Ufficio del Presidente la presentazione del Protocollo d’Intesa firmato dal gruppo Giovani Imprenditori Confapi con il Tribunale di Napoli.

Il Protocollo nasce nell’ambito delle attività istituzionali del progetto “Diamo ai giovani le imprese della mafia” e ha come obiettivo principale quello di affiancare le figure professionali, del custode e dell’amministratore, conferendo un contributo gestionale e manageriale indispensabile alla continuità delle attività ed alla salvaguardia dell’occupazione. Proprio da Napoli partirà il primo esperimento ed in cantiere ci sono già i primi progetti.

Interverranno alla conferenza stampa Valentina Sanfelice di Bagnoli, presidente nazionale del gruppo Giovani Imprenditori Confapi, Carlo Alemi, presidente del Tribunale di Napoli.

PER MOTIVI ORGANIZZATIVI E’ NECESSARIO CONFERMARE LA PROPRIA PARTECIPAZIONE:

Segreteria Giovani Imprenditori Confapi
Email: giovani@confapi.it
Tel. 06 6901.5340

Evento: Silver, ovvero come fare dell’arte una professione

Archiviato in: Imprenditoria - Pubblicato il 7 aprile 2011

Il Gruppo Giovani Imprenditori Api Mantova organizza un evento dal titolo “Silver, ovvero come fare dell’arte una professione” che si terrà il prossimo 14 aprile alle ore 17.45 presso la sede di Api Mantova.

Guido Silvestri, in arte Silver, scrive e disegna le proprie storie che hanno come protagonisti personaggi come Lupo Alberto e Cattivik. L’incontro è un modo per approfondire i punti di contatto tra il fumetto e l’impresa. Scrivere, disegnare, curare la distribuzione del proprio lavoro richiede abilità imprenditoriali. Silver racconterà la sua esperienza lavorativa e di come sia riuscito a fare dell’arte una professione.

Per maggiori informazioni scaricare il programma: http://www.api.mn.it/images/stories/circolare/2011/40_arte_che_impresa_SILVER.pdf

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